Contratto di governo definitivo M5S-Lega: quali novità per il Patrimonio e i suoi professionisti?

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Avevamo evitato di commentare la bozza, le indiscrezioni, i pensieri. Avevamo atteso con un misto di fiducia e inquietudine.

Da ieri è finalmente pubblico il cosiddetto “contratto per il governo del cambiamento”, ovvero il programma definitivo del governo Movimento 5 Stelle – Lega. E finalmente possiamo, o meglio dobbiamo, commentarlo, per le sezioni che ci riguardano.

L’abbiamo letto con attenzione non solo la sezione “Cultura”, ma anche le sezioni “Ambiente, green economy e rifiuti zero” (sì, è un tutt’uno) e “Turismo”. E possiamo dire con certezza che il Patrimonio culturale e paesaggistico, nonché chi ci lavora o vorrebbe lavorarci, non possono certo esultare dopo la pubblicazione di questo programma di governo.

Anzitutto, lo spazio dedicato alla Cultura, nel senso più ampio possibile, è poco, veramente poco, e usato male. Non è dovuto solo alla sintesi: altre tematiche sono trattate con molta più ampiezza e precisione (ad esempio il tema sicurezza, o sport). Ma a parte la quantità delle parole e la forma, è il contenuto che più ci interessa.

Il programma, non ottimo, ma tutto sommato molto buono, con cui il Movimento 5 Stelle si era presentato agli elettori per quanto riguarda l’ambito culturale e paesaggistico, è di fatto scomparso. Nel “contratto” non si fa alcuna menzione della necessità di rivedere le precedenti riforme ministeriali, di riconoscere le professioni culturali, di rivedere il sistema delle esternalizzazioni: tutte cose che erano cardine del programma elettorale del Movimento. Dall’accordo esce un programma molto più simile a quello della Lega, superficiale e al tempo da noi ampiamente criticato.

Nel “contratto” il Patrimonio culturale è visto come oggetto di valorizzazione anzitutto economica (che parrebbe dover avvenire senza professionisti, peraltro). Si dà per assodata e ovvia la conservazione, concentrandosi per una paginetta solo esclusivamente su frasi generiche riguardanti la fruizione e la valorizzazione. La “formazione” è accennata solo di sfuggita, così come le comunità locali.

E poi si passa al Turismo, in una sezione a parte. Qui il tema è trattato in modo più ampio, e si vede una volontà precisa: creare un Ministero del Turismo con portafoglio. Non un’azione sbagliata in sé, anzi, ma date le considerazioni fatte nella sezione “Cultura”, non c’è da stare troppo tranquilli; nella stessa sezione, infatti, i temi legati all’occupazione e alla formazione sono trattati con parecchia superficialità. In ordine sparso: le uniche misure citate per rilanciare l’occupazione nel settore sono i ben noti “sgravi alle imprese” e il riordino della professione della guida turistica (come se non ce ne fossero altre che potrebbero e dovrebbero essere riordinate); si cita la necessità di una formazione specifica e poi ci si concentra su una riforma degli Istituti Alberghieri, mentre tutti i corsi di laurea afferenti al settore sono taciuti; e ancora, il turismo culturale, elemento distintivo e caratterizzante per il turismo nel nostro Paese, è trattato alla stregua di tutti gli altri settori: la specificità del turismo legato al Patrimonio Culturale, che per sua natura  necessita di investimenti più consapevoli e mirati, anzitutto pubblici, non emerge in nessun modo. Potremmo continuare a lungo.

Ovviamente non si citano maggiori investimenti, né assunzioni (questo era però un difetto di entrambi i programmi elettorali, per dovere di informazione); e ancora, non si cita, nel paragrafo attinente all’Ambiente, la necessità di una legge contro il consumo di suolo. Ma la cosa che ci stupisce di più è un’altra: è un programma in totale continuità con le politiche culturali degli ultimi anni, che sembra voler ampliare i problemi e i difetti della riforma Franceschini. La volontà di rilanciare il nostro Patrimonio Culturale rilanciando l’occupazione è nulla, la volontà di risolvere le storture verificatesi negli ultimi anni anche.

Vi invitiamo a leggere personalmente il “contratto”, per capire di cosa stiamo parlando.

Speriamo con tutti noi stessi che questo programma di Governo venga profondamente disatteso, e che le due forze politiche facciano ciò che serve al Paese, a tutti gli italiani: investire in Cultura, dare dignità ai professionisti e ai lavoratori del Patrimonio Culturale, rendere il settore centrale per lo sviluppo sociale ed economico del Paese.

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Riccardo Brugnoli ha detto:

    Cari colleghi, l’analisi è corretta, tuttavia vi invito a non cadere nell’errore di considerare il paesaggio in maniera autonoma e distinta dal patrimonio culturale, indicandolo come patrimonio paesaggistico. La definizione che il D.lgs 42/2004 da di patrimonio culturale è riferita ai beni culturali e ai beni paesaggistici. Ed è proprio partendo da questo assunto che un buon programma di governo dovrebbe rivolgersi con attenzione ai temi della tutela e della valorizzazione dell’intero patrimonio culturale e, quindi, del turismo, in forma unitaria e mai disomogenea, mettendo a sistema e in sinergia tra loro proprio i vari aspetti e le varie opportunità che possiamo cogliere nel considerare appieno tutti i valori identitari di cui è ricco il nostro patrimonio culturale! Anche il paesaggio italiano è cultura!! Ma tutto questo nel contratto non c’è…….

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