POTERE AL POPOLO

POTERE AL POPOLO

Leggi il programma: https://poterealpopolo.org/potere-al-popolo/programma/

Cosa c’è:

Impegno ad aumentare gli investimenti nell’ambito della cultura all’1% del Pil; attenzione al pluralismo e al decentramento per quanto riguarda la creazione e la comunicazione di conoscenza; impegno a riformare tutte le istituzioni culturali pubbliche la cui gestione debba essere affidata alle forze sociali, culturali e professionali del settore; volontà di assicurare ai lavoratori dei beni culturali i diritti di tutti i lavoratori, lottando contro la precarietà; un piano straordinario di manutenzione del paesaggio e del nostro patrimonio storico ed artistico, bibliotecario e archivistico; il riconoscimento di tutte le professionalità del settore del restauro e dell’archeologia; la messa fuori legge del lavoro gratuito, a qualsiasi titolo prestato (quest’ultimo si trova nella sezione sul lavoro, non propriamente in quella sui beni culturali).

Cosa non c’è:

Precisione. Manca ogni riferimento a leggi e problematiche precise. Non si cita l’intenzione di riformare i percorsi di studio. Non si cita, in maniera intenzionale, di volere intervenire sulla RIforma Franceschini e sulla Legge 110/2014. Non si cita la necessità di rivedere la Legge Ronchey del 1993 e il sistema delle esternalizzazioni.

Cosa ci piace:

Sono buoni in generale tutti i principi che guidano le intenzioni del programma. Notevole in particolare che il primo punto in assoluto sia quello che riguarda l’aumento degli investimenti nel settore della cultura. Importante inoltre che il programma insista sulla difesa della dimensione pubblica della cultura, contro la mercificazione e la privatizzazione dei beni culturali. Interessante inoltre è la presenza di una parte della programmazione dedicata a fornire nuove norme per il diritto d’autore.

Cosa non ci piace:

Il programma sembra nel complesso poco preciso. Si esplicitano le intenzioni generali, ma senza citare nel dettaglio i problemi, e ciò dà l’impressione che la reale conoscenza del settore dei beni culturali sia, se non superficiale, almeno indiretta. Uno dei punti è, ad esempio, letteralmente la lotta per “leggi di tutela, conservazione e valorizzazione dei beni culturali ed artistici da parte dello Stato”, senza specificare cosa questo significhi, e come se delle leggi a proposito non esistessero già.  Mancano infatti riferimenti tecnici più accurati, rispetto alle tematiche citate.

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