LEGA

LEGA

Leggi il programma qui: http://www.salvinipremier.it/t_programma.asp?l2=1802

Cosa c’è

Anzitutto un programma ampio. Un’introduzione molto retorica ma in parte condivisibile sul rapporto tra beni culturali e identità (nel programma si parla di identità Nazionale), e sul fatto che questi siano solo in seconda battuta importanti dal punto di vista economico.

Tuttavia questi presupposti vengono in parte smentiti quando si arriva alle proposte concrete, in cui si propone di costruire un gruppo di lavoro per “Marketing e sviluppo”, di rinominare il MiBACT “Ministero del Tesoro dei beni culturali” (mentre si propone la creazione di un Ministero del Turismo separato), di affiancare sempre un manager alla direzione di un Museo.

Troviamo poi in grassetto il fatto che lo Stato (inteso come stato centrale) debba essere sempre sussidiario ai privati e agli enti locali (messi sullo stesso piano).

Troviamo varie proposte quali la creazione di un federalismo museale, censimento delle librerie storiche, defiscalizzazione della spesa culturale, abolizione della spending review, e proposte che è curioso trovare in un programma nazionale come: “Roma città museo”, “creazione a Como nel Palazzo Terragni del più grande museo di arte contemporanea del Nord Italia”.

Cosa non c’è

Oltre a qualsiasi cenno a lavoro e risorse umane (le uniche citate sono i manager da affiancare ai direttori dei musei e i componenti di questo gruppo “marketing e sviluppo”), alla lotta al precariato e via dicendo, manca una visione d’insieme: si ha la sensazione di un elenco di interventi puntuali, a volte molto specifici (vedi sopra), ma che non si maneggi la situazione del settore dei Beni Culturali. Ad esempio si dice che “in base alla nuova riforma dei Musei il direttore ha diversi milioni da spendere”: ma ciò è vero solo per i 30 musei autonomi, e neppure tutti. O ancora, si parla di “grandi Musei” parlando dei 30 musei autonomi. O si dice che serve una “verifica di chi fa cosa” per quanto riguarda le Soprintendenze.

Cosa ci piace

Il fatto che vi sia nel programma una sezione “Ambiente” e una sezione “Beni Culturali” (beni culturali e identità italiana, in questo caso). Lo spazio dato ai Beni Culturali nel programma. Alcune delle enunciazioni retoriche della prima sezione. Tra le proposte: la digitalizzazione dei Musei (anche in questo caso però enunciata con confusione di termini).

Cosa non ci piace

Quasi tutto il resto. Le proposte come detto sono poco organiche, e sembrano mancare alcune conoscenze di base.

Alcune proposte concrete e precise in realtà ci sono, ma sembrano andare in modo netto ed evidente verso una maggiore libertà per i privati e un sempre maggiore ridimensionamento dello Stato, formula che in questi anni ha dato tutti i pessimi risultati che conosciamo.

Le proposte di accorpamento dei Musei, di affiancamento di un Manager, la menzione forte e costante di marketing e promozione, in assenza di qualsivoglia menzione di assunzioni e investimento sulle risorse umane, sembrano andare con evidenza in una direzione opposta a quella di cui i Beni Culturali italiani hanno, in questo momento, bisogno.

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