Blocchiamo la Scuola del Patrimonio, un’infamia contro i professionisti della Cultura

Lo sapete tutti, hanno creato la Scuola del Patrimonio.

Di nascosto, in silenzio, in camere chiuse, a fine legislatura, esattamente come vi avevamo spiegato qui. Purtroppo hanno creato qualcosa di ancor peggiore, più superfluo, più dannoso di ogni immaginazione.

Hanno creato un “corso” (le virgolette sono d’obbligo), per cui si spenderanno 3,5 milioni di euro l’anno (si badi che per l’intero comparto della tutela sono stati stanziati 10 milioni). Con questo corso saranno scelti 18 individui, già in possesso di Scuola di Specializzazione e/o Dottorato, che avranno il grande onore di lavorare gratis un anno (ma si usa l’inglese internship a casaccio per dare un tono alla cosa), e di ricevere un altro ulteriore anno di formazione. A quale fine? Dalle informazioni a dir poco magmatiche contenute nel bando si capisce poco sia dei criteri di selezione sia della finalità di questa scuola. Si tratta di un “corso di perfezionamento di durata biennale e di standard internazionale che forma gli Allievi ai temi del patrimonio culturale e del turismo a livello internazionale con approccio multidisciplinare e associando insegnamenti di tipo teorico, attività seminariali ed esperienze dirette (internship) presso i nodi della rete dell’amministrazione del patrimonio e delle attività culturali e del turismo sul territorio nazionale, al fine di sviluppare le competenze necessarie alle funzioni direttive e dirigenziali entro strutture operanti nella tutela, gestione, valorizzazione e promozione dei beni e delle attività culturali e del turismo.”

Che vuol dire? Nulla.

A cosa serve, quindi? Solo esclusivamente ad avere 18 professionisti ultraspecializzati (si parla di persone con almeno 7-10 anni di studio e/o lavoro alle spalle) che lavorino gratis un anno, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, serve a creare un titolo di studio a caso, valutato moltissimo nei concorsi, per cooptare 18 persone permettendogli di scavalcare tutti gli altri. Perché ormai truccare i concorsi è sempre più difficile, si sa, quindi si truccano i criteri.

Un ultimo, disperato tentativo, da parte di una classe dirigente che sa di essere agli sgoccioli, di serrare i ranghi della professione solo ai ricchi, che si possono permettere altri due anni gratis dopo 10 anni di formazione. Un tentativo che fallirà, sotto la spinta di migliaia di professionisti dei beni culturali che esigono il riconoscimento dei loro titoli e delle loro competenze.

Possiamo aggiungere altro, ma per descrivere lo schifo rappresentato da questa operazione non basterebbe un libro. Già il fatto che sia un corso di formazione post-dottorato, dunque non spendibile né riconoscibile in nessun Paese estero, sarebbe sufficiente (ricordando che anche la Scuola di Specializzazione è un unicum italiano). Ma possiamo continuare con il limite d’età (fissato a 39 anni) del tutto ingiustificato e dunque illegale; o con il fatto che si tenga a Roma, ma i rimborsi esistano solo per 12 su 18, e dati sulla base dei “punteggi” e non del bisogno.

Poi dovremmo anche parlare della meravigliosa International School of Cultural Heritage, che dovrebbe essere attivata nel 2019 e non aperta a tutti, macchè: solo a “allievi stranieri, selezionati in seguito ad accordi bilaterali fra l’Italia e un paese estero”. In questo caso il tentativo di cooptazione politica è ancora più evidente, neppure mascherato.

Lasciamo a voi le parole e gli insulti.

A noi ora interessa bloccare questa operazione.

Nel nostro articolo precedente avevamo enunciato 4 semplicissime richieste. Nessuna di queste è stata esaudita. Quindi voi, che avete deciso questo, ne pagherete, come ovvio, le conseguenze politiche.

Abbiamo bisogno di tutte e tutti voi per bloccare le operazioni del 2018 e far cancellare questa Scuola a partire dal prossimo anno. Procederemo con una mobilitazione su diversi piani, prima di denuncia pubblica, poi di boicottaggio, poi di proposta. Non possiamo né vogliamo descrivere qui tutto, perché vogliamo coglierli impreparati, dunque le attività di protesta saranno annunciate solo con poche ore d’anticipo.

Seguite la pagina, man mano spiegheremo dettagli, scriveteci se siete pronti a seguirci in questa operazione, attivate i vostri colleghi.

Quella Scuola non si farà. O se si farà, sarà talmente tanto svilita e odiata socialmente che nessun Governo venturo avrà il coraggio di valutarla nei concorsi.

Possiamo contare su di voi?

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Laura ha detto:

    I soldi spesi per la formazione di questi fortunatissimi “Eletti”, il Ministero (e il Governo) farebbero meglio a DESTINARLI a coloro che, gia^ in possesso di qualifiche e competenze, NON RIESCONO a trovare una meritata Collocazione lavorativa nei settori dei Musei, dell’Arte e della Cultura.

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  2. nemobis ha detto:

    Non so. Non è analogo a un qualsiasi master o post-doc universitario? Magari è solo un modo per distribuire quei 3 milioni a qualche dipartimento universitario malmesso e dare qualcosa da fare a 18 disoccupati. Nel presunto futuro concorso che immaginate, dovranno comunque prevedere delle equipollenze.

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  3. antonino immesi ha detto:

    Certo che si può contare anche su di me per le sinergie atte alla chiusura della scuola

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