Report dell’incontro del CUN con Franceschini e Fedeli

Ecco l’intervento per esteso di Valerio Fransesini, rappresentante al Cun di Link Coordinamento Universitario , tenuto ieri in nome della nostra protesta dinanzi alla ministra Fedeli ed al ministro Franceschini.

“Vorrei sollevare due argomenti riguardanti la formazione nel mondo dei beni culturali, sottolineando aspetti problematici che riteniamo vadano affrontati in maniera prioritaria dall’azione politica dei vostri dicasteri.

Il primo argomento riguarda l’accessibilità, la nostra costituzione recita che i capaci e meritevoli devono poter raggiungere i più alti gradi degli studi, anche se privi di mezzi e per questa ragione riteniamo che nell’ambito dei beni culturali ciò non sia sempre garantito. Le Scuole di specializzazione in moltissimi casi non prevedono borse di sostegno, e la tassa d’iscrizione da pagare è fissa e a prescindere dal reddito familiare; il dottorato è divenuto negli anni, “de facto”, un titolo non post-laurea ma post-Specializzazione; il modello Master che ha visto una esponenziale crescita negli Atenei ha costi altissimi, e si sta lentamente imponendo come titolo post-laurea per poter accedere ai concorsi pubblici. Tanti corsi di laurea del settore, quali anzitutto alcuni corsi nel settore del restauro, prevedono costi del tutto proibitivi e numeri chiusi molto limitanti. In tutto ciò si veda come, nel post-laurea, spesso si richieda ai giovani professionisti di lavorare senza remunerazione, portando a una situazione per cui oggi in Italia il lavoro nei beni culturali è possibile, ma nella stragrande maggioranza dei casi solo a chi può permetterselo. La domanda che voglio porre è quali politiche nell’ambito pensate di mettere in atto per ovviare alle storture del sistema?

Il secondo punto è la frammentazione, che caratterizza la formazione nei beni culturali, con corsi erogati dal MiUR e corsi erogati dal MIBACT, a volte sovrapponibili, a volte poco chiari, a volte in sovrannumero e più spesso quasi assenti in buona parte del territorio nazionale. I restauratori ancora oggi non sanno, non capiscono quali percorsi formativi gli garantiranno l’accesso alla professione: lo stesso Mibact ha dimostrato una certa confusione sui percorsi formativi, cancellando all’ultimo la laurea magistrale in diagnostica per i beni culturali dal concorso per il reclutamento di 500 funzionari, e non prevedendo da tempo bandi per la figura del diagnosta.

Proseguo con un altro paio di esempi.

Le scuole di Archivistica non prevedono percorsi formativi specifici per bibliotecari, ma vengono considerate nei concorsi ministeriali per i profili di bibliotecario; assistiamo a un proliferare sconnesso di corsi di laurea e post-laurea, e allo stesso tempo a una chiusura di altri, o accorpamenti senza coerenza, senza alcun ordine e logica di coordinamento all’interno dei Comitati Regionali di Coordinamento Universitario delle diverse regioni, si pensi al caso della chiusura di Archeologia a Foggia, o al fatto che ad oggi esistono in Italia circa 15 scuole di specializzazione in archeologia e solo due in antropologia; e ancora, in queste settimane il ministero sta riconoscendo la professione dell’antropologo fisico, ma ancora non esiste nessun corso di studi specifico per formare questa figura. La lista potrebbe essere molto lunga e questa confusione si riflette sulla pelle e sul futuro di decine di migliaia di laureati ogni anno, o di decine di migliaia di ragazzi che vorrebbero laurearsi in una data materia ma non possono farlo.

Riteniamo positivi i momenti di confronto come questi, ma serve un riordino organico dei percorsi formativi nel settore dei beni culturali. Serve rivolgere lo sguardo verso il futuro di questi professionisti, passando a un coordinamento più stringente tra i due dicasteri.

Infine, come dobbiamo considerare la proposta sull’istituzione della “Scuola per il Patrimonio”, che, così come è stata presentata andrebbe a costituire un altro titolo aggiuntivo post-laurea necessario per poter lavorare al MIBACT, portando a 12 (12!!!) gli anni di formazione necessari per poter ambire a un posto di funzionario ministeriale?!”

Ecco, in sintesi, come hanno risposto al nostro intervento e alle nostre domande, lasciamo a voi riflessioni e commenti:

Grazie a Franceschini le Soprintendenze hanno ora un dipartimento ricerca, è necessario fare integrazione tra valorizzazione, ricerca, e tutela dei beni. Incrementare comparto ricerca nei beni culturali sarebbe la terza fase delle riforme Franceschini.

Si vede come necessaria l’istituzione una classe di laurea specifica per tutela beni culturali oppure stabilire specifiche linee guida.

Per quanto riguarda le scuole di specializzazione, il punto fondamentale è il riconoscimento internazionale delle scuole. Due anni, contro i tre precedenti, sono troppo poco e ciò pone limiti. L’obiettivo è puntare ai due anni base e aggiungere il terzo con lavoro sul campo in stretta collaborazione con il Mibact.

Il dottorato punta invece alla ricerca e alla carriera accademica, non è la stessa cosa. La Scuola di Specializzazione deve essere requisito base per la carriera all’interno del Mibact.

Si deve puntare a digitalizzazione delle biblioteche nazionali e locali

È stata avviata la scuola del patrimonio, che da statuto non può avere sovrapposizione con corsi formativi attuali, dunque è un post-laurea.

La direzione futura: fare il salto di qualità su settori affini e che vanno oltre il solo patrimonio culturale (cinema, turismo, etc).
Lanciata l’idea (con Francia e Germania) dell’erasmus cultura. Una cosa diversa dall’attuale erasmus. Sarebbe interessante avviare percorso interno per favorire scambi di Università tra i nostri studenti.
Nel quadro dei protocolli, si dovrebbe partire in fase sperimentale con i Policlinici (università, musei e sovrintendenze)

La Ministra Fedeli ha parlato della necessità di ridefinire in maniera centrale il nesso pratiche-sbocchi-competenze, ha parlato di lauree professionalizzanti, di rilancio dell’Università e via dicendo.

 

Noi queste informazioni le stiamo ancora elaborando. Non diamo giudizi, li lasciamo a voi.

Inutile dire che la strada è ancora lunga.

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