III.II Professionisti e aspiranti tali

A seguito dell’approvazione della legge 110/14 (c.d. Legge Madia sui professionisti dei beni culturali)lo Stato riconosce il ruolo fondamentale dei professionisti alle cui capaci mani affidiamo materialmente la tutela, la salvaguardia e la conservazione del nostro patrimonio culturale. L’impegno di noi professionisti e aspiranti professionisti deve essere quello di dare un’accelerazione al processo di riconoscimento, affinché diventi sostanziale. La troppo bassa domanda del mercato del lavoro e la crescente richiesta di volontariato nel settore dei Beni culturali (musei, associazioni culturali, gallerie d’arte, istituzioni pubbliche e private, bandi europei, festival e riviste di settore ecc. ecc. ) ha posto gli aspiranti professionisti ad accettare le proposte di un sistema lavorativo errato, che ha appiattito la formazione delle risorse e non ha contribuito ad uno sviluppo delle competenze. Dal loro canto le imprese culturali pubbliche e private, soffocate da una burocrazia che non ha mai investito sul loro potenziamento, da una mancanza di programmi strutturati, e da risorse economiche mal gestite, si sono accontentate spesso di lavoro non qualificato, o hanno inserito il lavoro dei professionisti in attività che non prevedono retribuzioni, garanzie assicurative e contributive. Allo stesso modo lo Stato, richiamando tutti alla responsabilità collettiva verso il patrimonio culturale, e nascondendo i propri limiti dietro un’ingiustificata assenza di denaro, ha continuato ad accettare se non fomentare un uso improprio del volontariato. Il risultato è un quadro del lavoro confuso e precario, che non ha generato posti di lavoro né investimenti. In questo quadro diviene necessario, quindi, favorire una nuova idea di responsabilità che, partendo da sé stessi, si estenda a tutti i professionisti e aspiranti, con la creazione di un codice di autoregolamentazione e con norme etiche in grado di rafforzare l’idea di professionalità, mai di fatto riconosciuta. Noi professionisti e aspiranti professionisti dei Beni Culturali dunque, aderendo a questo Patto, vogliamo sia mettere il nostro impegno personale per la rottura di questo malato meccanismo, sia stimolare le altre categorie del settore, quelle tradizionalmente considerate meno “deboli”, a fare altrettanto e a condividere la nostra battaglia.

In particolare, come professionisti e aspiranti tali, sottoscriviamo l’impegno a:

1)  Non offrire mai prestazioni professionali gratuite al termine del percorso di studi, salvo casi di reale emergenza o necessità collettiva (quali catastrofi naturali o aiuto a persone o patrimoni in difficoltà a causa di problemi emergenziali)

2) Svolgere solo tirocini/stage, quali canali di inserimento nel mondo del lavoro, che prevedano nel loro iter la possibile trasformazione del tirocinio in contratto di lavoro, secondo le disposizioni di durata e monitoraggio previste nell’accordo tra il Governo, le Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano, del 24 gennaio 2013; allo stesso modo svolgere solo tirocini curriculari con piena finalità formativa e/o professionalizzante.

3)  Accertarsi, prima dello svolgimento del tirocinio/stage di tutte le norme concernenti le indennità di partecipazione (art. 1, commi 34-36 della legge 92/2012) a cui si ha diritto, in considerazione del fatto che questa non causa al tirocinante/stagista la perdita dello stato di disoccupazione. Segnalare all’Ispettorato del Lavoro ogni ente che non si attiene alla procedura sui tirocini sopra citata.

4)  Segnalare all’Ispettorato del Lavoro ogni ente che nell’ambito della cultura propone “attività di volontariato”, senza scopi solidaristici (legge 11 agosto 1991, n.266) e che offre lavoro non retribuito a risorse con specifica formazione in cambio di attività conformi a quella dell’ente in questione.

5) Contribuire a cementare nella società il concetto di lavoro culturale come volto a produrre beni e vantaggi anzitutto immateriali (educativi e formativi), dunque che non possono essere soggetti alle leggi di mercato; allo stesso modo diffondere dati e conoscenze riguardo ai vantaggi materiali (risparmi in opere pubbliche, flusso turistico…) portati da una pianificazione culturale che impieghi un lavoro di qualità.

6) Segnalare all’ispettore del lavoro gli enti che non garantiscono una giusta ed equa retribuzione (art. 36 della Costituzione), che non prevedono un regolare rapporto di lavoro, che non garantiscono impegni su assicurazione sociale e oneri contributivi.

7)    Segnalare all’ispettore del lavoro qualsiasi procedimento anomalo all’interno di enti pubblici e privati preposti all’individuazione di professionisti dei Beni Culturali, in particolare che punti ad assumere o impiegare persone senza adeguata “formazione ed esperienza professionale” (legge 110/2014).

8) Segnalare gli enti pubblici e privati che non operino sui beni culturali secondo criteri e strumentazione adeguata.

9)  Acquisire e diffondere la consapevolezza che rifiutare posizioni di impiego nelle imprese culturali pubbliche e private, che non rientrano nella normativa del diritto al lavoro può portare alla nascita di una cultura del lavoro innovativa per l’ambito, assolutamente necessaria per la crescita delle professioni e del Paese e che rientri, finalmente, nella piena legalità.

10) Qualora già impiegati stabilmente, fare pressione su colleghi e superiori con responsabilità riguardo risorse umane e assunzioni, al fine di poter essere affiancati sempre da professionisti competenti e retribuiti, e perché vengano rispettati e sottoscritti gli impegni di questo Patto previsti per “datori di lavoro e committenti”.

INDICE:

Abstract

I. Perché un Patto per il lavoro culturale?

II. Premesse e obiettivi

III. Impegni tra le parti

III.I Accademici, professori e formatori

III.II Professionisti e aspiranti tali

III.III Datori di lavoro e committenti

III.IV E infine… per tutti i cittadini

È possibile sottoscrivere il patto mediante l’apposito modulo di sottoscrizione presente in ogni sezione del documento, oppure mandando una mail all’indirizzo miriconosci.beniculturali@gmail, allegando  il modulo di sottoscrizione compilato (modulo-sottoscrizione-plac).

Clicca qui per scaricare il pdf completo! PLaC

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