2 febbraio 2017. Nei beni culturali basta scuse. PLaC. Insieme.

La situazione dei lavoratori del settore dei beni culturali in Italia è vergognosa e ingiustificabile ma, cosa meno nota, crea un problema nazionale: biblioteche che chiudono, cultura meno accessibile, rischi di esclusione sociale, flussi turistici sotto le aspettative, tutela del patrimonio storico-artistico a rischio, marginalità del patrimonio culturale, della Storia, dell’Arte e della cultura dalla coscienza collettiva del Paese. Il primo responsabile, è evidente, è lo Stato, i Governi che si sono succeduti negli anni: si è potuti arrivare a questa deprecabile e preoccupante situazione a causa di un chiaro disegno politico, illogico e controproducente per l’interesse collettivo. Ma non saremmo arrivati fino a qui se non ci fosse stata una limitata opposizione di professionisti (o aspiranti tali), di chi questi professionisti li deve formare (insegnanti e professori) e dei datori di lavoro o committenti: per questo la campagna Mi Riconosci? sono un professionista dei beni culturali ha ritenuto che ci fosse l’esigenza di stringere un Patto fra i soggetti che vivono il mondo dei Beni Culturali, che hanno a cuore la cultura e il futuro del Paese. Il Patto per il Lavoro Culturale verrà lanciato domani, 2 febbraio, a Roma: chiederemo a tutte e tutti di assumersi le proprie responsabilità, per costringere lo Stato a fare lo stesso. Un lavoro dignitoso e tutelato nel mondo dei beni culturali non è un optional, è una necessità del Paese.

La sottoscrizione del Patto impegnerà studenti e professori, professionisti e aspiranti tali, e datori di lavoro o committenti, a censurare il ricorso al lavoro gratuito e sottopagato, ai tirocini formativi per coprire le carenze di organico, al volontariato in sostituzione del lavoro retribuito, alla negazione di diritti e di retribuzioni adeguate: sono tutte piaghe che affliggono il settore dei Beni Culturali da anni anche perché i suoi protagonisti hanno finito per considerare normale, quasi naturale, questo stato di cose inaccettabile. Ma normale non lo è affatto. In questi ultimi anni, come dicono i dati che presenteremo domani, le cose stanno forse addirittura  peggiorando, questo Governo è direttamente responsabile di politiche occupazionali insufficienti e della diffusione del lavoro precario: non solo ha liberalizzato i voucher, ma lo stesso MiBACT ha legittimato definitivamente il volontariato nel settore, con sistematici bandi volti ad assumere volontari laureati e preparati, ma senza retribuzione o con retribuzioni ridicole e vergognose.

Migliaia di professionisti sono stati spinti ad accettare condizioni di lavoro indegne per poter rimanere nel campo, e tanti altri a cambiare lavoro, per non dover accettare le medesime condizioni; datori di lavoro e committenti hanno spesso accettato di buon grado la prospettiva del massimo ribasso, facendo fronte alla mancanza di fondi con collaborazioni gratuite o appoggiandosi a varie associazioni di volontariato; anche il mondo accademico si è reso corresponsabile, facendo sempre troppo poco per il futuro dei propri laureati e per evitare che la selezione, a forza di titoli post-laurea e lavoro gratuito, divenisse sempre più censitaria. Quella di domani vuole, deve essere una giornata di svolta per il mondo dei beni culturali: PLaC – Patto per il Lavoro Culturale vuole rompere questo meccanismo, mettendo ognuna delle persone che hanno a cuore il patrimonio culturale italiano di fronte alle proprie responsabilità, chiedendo di esporsi con nome e cognome per sottoscrivere impegni precisi.

Il Patto sarà presentato oggi alle ore 13 alla Camera dei Deputati, lo spiegheremo per filo e per segno, spiegheremo perché è necessario un lavoro culturale di qualità, avremo interventi di alcune figure di rilievo del settore, e annunceremo i primi sottoscriventi, tra i quali figurano personalità quali Salvatore Settis, Margherita Corrado, Manlio Lilli o Tomaso Montanari.

Poi però la giornata proseguirà. La conferenza sarà solo l’inizio. Ci sposteremo Piazza Augusto Imperatore, monumento da anni simbolo di spreco e degrado del patrimonio culturale, per presentare il Patto e farlo sottoscrivere a chiunque vorrà essere presente, per mostrare a Roma e all’Italia perché un’inversione di tendenza, oltre che necessaria, è terribilmente utile.

Lì, ai piedi del Mausoleo di Augusto, vi aspettiamo numerosi. Cosa accadrà in quella Piazza non lo sappiamo, questo dipende da voi. Ciò che sappiamo è che domani, noi, vogliamo lasciare il segno. Ma abbiamo bisogno di tutte e tutti voi.

Non c’è più tempo, dobbiamo coalizzarci e rompere, a partire da questo Patto, lo sfruttamento e lo svilimento del lavoro nel settore dei beni culturali. Ne va del futuro del nostro patrimonio culturale, cuore pulsante del Paese, possibile, necessario motore di sviluppo economico, sociale e culturale. Ne va del futuro di intere generazioni di professionisti dei beni culturali, presenti e futuri.

Stringiamo un Patto per il Lavoro Culturale. Imprimiamo una svolta, non torniamo più indietro. Un gesto semplice ma rivoluzionario, per costringere lo Stato a compiere il proprio dovere. Si tratta di un’emergenza nazionale, per noi, per il patrimonio, per il Paese.

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