I progetti per 1000 volontari al MiBACT: un’opportunità da non perdere per salvare il culo allo Stato!

Il MiBACT ha deciso di pagare 1000 volontari del Servizio Civile di tasca propria, così, come atto di beneficenza forse. Gli avevamo chiesto di spiegarci come sarebbero stati impiegati, ci ha totalmente ignorato, ma da qualche giorno i progetti sono pubblici e fugano ogni dubbio!

Sei giovane, hai voglia di metterti alla prova attraverso il Servizio Civile e acquisire esperienza e competenze da inserire nel curriculum? Bene, questo bando non è per te!

Hai 26-28 anni, una laurea, magari qualche titolo post-laurea, diversi tirocini alle spalle e professionalità e competenze a non finire? Perfetto, allora puoi fare domanda, il MiBACT cerca te! Dimentica il lavoro e la dignità, dimentica il curriculum, 433 euro al mese e un attestato di partecipazione possono bastare! Già, perché i progetti parlano chiaro: “Competenze e professionalità acquisibili dai volontari durante l’espletamento del servizio, certificabili e validi ai fini del curriculum vitae”? Assenti!

Lo ripetiamo, l’uso improprio del Servizio Civile nei beni culturali, usato come tappabuchi, esiste da un pezzo. Ma solo dall’anno scorso il Ministero ha iniziato ad assumere volontari in prima persona, e quest’anno ne assume 1000, un numero inaudito, con denaro proprio.

Dove? ovunque, dal Museo Archeologico di Nuoro, al Polo Museale del Veneto, dalla Reggia di Caserta all’Archivio di Stato di Piacenza, passando per Uffizi e Villa Adriana. Per fare cosa, dunque? cosucce come ampliare gli orari d’apertura, incrementare i servizi di accoglienza al pubblico anche in lingua straniera, archiviare, digitalizzare, informatizzare, movimentare e catalogare materiale, anche antico, servizi di portineria e vigilanza, incrementare i flussi turistici, creare e aggiornare siti web, promuovere attraverso i social media, organizzare mostre ed eventi, incrementarela produzione di mezzi di corredo adeguati alla nuova utenza, in special modo quella scolastica e non specialistica”, tenere visite guidate per studenti e per tutte le categorie di cittadini italiani e stranieri, implementare i dati consultabili online, o ancora ridurre i tempi di risposta (in generale) per tutta l’utenza interna e esterna della Soprintendenza, promuovere la divulgazione culturale anche tramite tecnologia ICT, “incrementare e perfezionare la conoscenza delle fonti archeologiche disponibili nei magazzini”, e poi “incrementare piccoli interventi di restauro sulle unità di condizionamento (carto-tecnica), al fine di garantire la movimentazione e consultabilità dei pezzi, senza rischio di danneggiamento, distribuire questionari per comprendere la soddisfazione del pubblico, e la lista potrebbe essere davvero lunghissima, con una rinnovata attenzione all’accessibilità per tutti i pubblici (si arriva a chiedere di “fornire materiale realizzato con la lingua dei segni italiana, LIS”). Servizi utili, fondamentali, necessari. Per la maggior parte, attività che richiedono conoscenze e preparazione, e in tutti i casi retribuzione. Da questa lista è palese, il MiBACT si è reso conto di necessitare con urgenza nuove competenze, nuove professionalità, servizi aggiornati e soprattutto personale. I volontari in questione farebbero risparmiare davvero un sacco di soldi allo Stato, da una parte, e dall’altra ne farebbero guadagnare forse ancora di più, grazie a migliore fruibilità, valorizzazione, promozioneGli unici a non guadagnare nulla? I volontari, pagati con briciole, utilizzati anche durante i giorni festivi, e scaricati alla fine del Servizio Civile, dopo aver contribuito al raggiungimento degli obiettivi preposti.

Il bando, i progetti, sono scritti in modo astuto, tra gli “impieghi dei volontari” è un tripudio di coadiuvare, supporto, collaborazione, ma leggendo gli obiettivi prefissi ci si crede poco. E infatti tra titoli e colloquio saranno scremati tutti i meno titolati e competenti: punti in più per lauree attinenti il progetto, master, specializzazioni, ed esperienza professionale pregressa.

Il Ministero con un enorme salto di qualità vuole usarci per farsi bello, sventolare numeri e obiettivi raggiunti, umiliando i professionisti dei beni culturali e il Servizio Civile. Tutto quello che temevamo si è puntualmente avverato.

Ora, vogliamo comprendere che da ora in poi questi infami vogliono fare un bando da 1000 volontari all’anno? Che il sistema in questo modo collasserà, e crollerà tutto? Che l’unico modo per trovare lavoro nei prossimi anni nel nostro settore, in Italia, è fare in modo che certi bandi vadano deserti e non se ne facciano più? Facciamo in modo di non partecipare, e ancor di più di convincere tutti i nostri amici e conoscenti a non partecipare?

Lo diciamo chiaro, le domande arriveranno, ma se arriveranno solo da persone non preparate a sufficienza, solo da giovani non laureati, il bando avrà fallito, e comprenderanno che devono cambiare metodo. E possiamo farcela.

Invadiamo i luoghi della cultura, i bar, le piazze e i social per far capire quanto umiliante e disastrosa sia questa politica, utilizziamo l’hashtag #1000schiavi per colpire Ministero e istituzioni che partecipano al bando, in modo da inondarli di cattiva pubblicità (ricordiamoci che i turisti scelgono dove andare su internet, un attacco social è oggi assolutamente efficace), e soprattutto uniamoci, tutti, per porre un argine definitivo a questa deriva. A meno che voi non vogliate fare un grande, grandissimo favore a uno Stato che ci impedisce di lavorare nel nostro Paese, sia chiaro.

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