III.IV MEDIATORE CULTURALE MUSEALE

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III.IV MEDIATORE CULTURALE MUSEALE

La figura professionale, i requisiti

Tra tutte le figure professionali presenti nella legge 110/2014 quella del mediatore culturale museale non compare, nonostante i numerosi corsi di formazione presenti nelle università statali e accademie di belle arti attivi da anni. La figura professionale in questione viene menzionata nella Carta nazionale delle Professioni museali, approvata dalla II Conferenza dei musei italiani, svoltasi il 2 ottobre 2006 a Roma. Questo importante documento è nato con l’obiettivo di ribadire la centralità del ruolo dei professionisti museali in seno ai musei e di sanare la storica assenza di definizione delle professionalità presenti nei musei e su cui i musei debbono poter contare per assolvere la loro missione e svolgere le funzioni loro proprie. Nella Carta nazionale delle Professioni museali vengono indicate le responsabilità, gli ambiti e i compiti legati alla figura professionale del mediatore culturale museale da svolgere nei dipartimenti educativi dei musei, siti archeologici e spazi espositivi:

  • conduce attività, percorsi e predispone laboratori in relazione alle collezioni permanenti e alle esposizioni temporanee per le differenti categorie di pubblici;
  • partecipa a gruppi di ricerca per la realizzazione di attività educative; collabora alla progettazione delle iniziative educative e di progetti innovativi;
  • collabora alla realizzazione di testi e materiali specifici per l’ambito di competenza; concorre allo sviluppo dei servizi educativi segnalando esigenze e problematiche, e proponendo nuove iniziative;
  • predispone gli spazi e la strumentazione assegnata, nell’ambito di sua competenza, di cui è responsabile;
  • collabora alla definizione di modalità e alla predisposizione di strumenti per la documentazione, l’accertamento del gradimento, la verifica e la valutazione delle attività educative realizzate.

Da questi punti si comprende l’importanza dell’operatore museale, responsabile delle attività educative e dell’apprendimento informale all’interno delle istituzioni museali, presenza volta a garantire la nascita di relazioni e legami sociali con i differenti pubblici dei beni culturali.

Il percorso formativo, criticità e proposte

I percorsi formativi sono diversificati e si suddividono in corsi di laurea triennali e biennali, master di I e di II livello (annuali) e corsi di perfezionamento. I differenti piani formativi sono strutturati in maniera più o meno omogenea sia nelle università statali che nelle accademie di belle arti, istituti di formazione quest’ultimi che garantiscono in numero maggiore corsi di studio per mediatori culturali e didattica per il museo rispetto alle università. Da un’analisi condotta sull’offerta formativa, i corsi accademici e universitari (nello specifico master), prevedono analogamente lo studio di diverse discipline legate alla: Storia dell’Arte, Pedagogia e didattica dell’arte, Pedagogia del patrimonio culturale, Didattica per il museo, Antropologia culturale, Museologia e Storia del collezionismo, Museografia, Estetica, Fenomenologia delle Arti Contemporanee, Metodologie didattiche dei linguaggi audiovisivi, Docimologia.

Gli obiettivi formativi dei percorsi di studio sono volti ad assicurare, nella figura professionale del Mediatore culturale museale, la padronanza e le capacità relative:

  • all’organizzazione di attività nel settore della didattica dei beni culturali, in conformità a quanto previsto dalle norme sull’autonomia organizzativa e didattica;
  • all’uso del museo come strumento educativo nelle proposte di formazione professionale promossa dalle regioni o dalle aziende;
  • nella progettazione di interventi didattici in ambito museale con proposte calibrate sulle differenti tipologie di pubblico distinti sulla base a variabili sociali, culturali, anagrafiche, giovani in età scolare e pubblici con specifiche disabilità;
  • nell’ideazione, progettazione e conduzione di percorsi educativi e laboratori artistici all’interno dei dipartimenti educativi dei musei o in altre istituzioni che promuovono arte e educazione;
  • nella conoscenza dei pubblici dei musei, dei loro bisogni, tempistiche di fruizione, età e disabilità;
  • nella realizzazione di materiali didattici da usare in ambito museale;
  • all’uso del museo da parte della cittadinanza a vari livelli territoriali;
  • nella gestione di spazi e strumenti per la divulgazione del patrimonio culturale;
  • in specifiche competenze artistiche e professionali al fine di fornire conoscenze e metodologie didattiche e di comunicazione;
  • tecnico-operativa di metodi e contenuti relativamente ai settori della didattica dell’arte, della comunicazione e della museologia e museografia.

Questi corsi di formazione e perfezionamento sono attivi, in Italia, da almeno dieci anni, ma la professione dei mediatori museali è ancora poco nota e per nulla riconosciuta a livello istituzionale. Il paradosso risiede proprio nel fatto che gli istituti di formazione garantiscono corsi specifici e di perfezionamento per i mediatori in ambito museale, ma enti e istituzioni, tra le tante anche il MiBACT, dimenticano e ignorano questa importante figura professionale. L’ultima e clamorosa omissione si è verificata nel bando per l’assunzione di 500 funzionari indetto dal MiBAT, dove all’interno dell’elenco delle nove professioni non viene menzionata quella del mediatore culturale museale e non certo perché nei musei italiani tale professione non ha bisogno di essere presente in misura maggiore. Queste mancanze e inesattezze divengono oggi ancora più clamorose dal momento che il tema della didattica e la figura dell’educatore compaiono nelle istituzioni museali d’Italia addirittura dal 1960, con le prime significative esperienze presso: la Galleria Nazionale di Arte moderna, il Museo Poldi Pezzoli di Milano, la Pinacoteca di Brera, la Galleria degli Uffizi di Firenze, la Galleria Borghese di Roma, il Gabinetto Nazionale delle Stampe, il Museo Etrusco di Villa Giulia, i Musei Comunali di Roma, il Museo del Sannio di Benevento, il Museo Nazionale di Reggio Calabria e quello di Messina, il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano.

Inoltre, è necessario specificare che il mediatore culturale museale non è uno storico dell’arte: spesso le due figure professionali vengono erroneamente equiparate. Innanzitutto i corsi di formazione per storici dell’arte sono differenti da quelli dei mediatori museali, pur avendo di base lo studio della Storia dell’Arte, ma sopratutto perché il presupposto fondamentale della mediazione culturale non è solo l’opera d’arte, ma sono i pubblici; questo significa che i fruitori dei beni culturali avranno a disposizione una serie di percorsi e attività diversificate e calibrate in base ai propri bisogni, tempistiche, età e deficit fisici o psichici. Per questo, un mediatore culturale deve sì avere una competenza approfondita della Storia dell’Arte, ma anche una preparazione pedagogica relativa alla conoscenza delle differenti metodologie per la didattica e l’educazione museale, buone capacità comunicative e relazionali in grado di dialogare con i differenti visitatori. Ricordiamo, inoltre, che per definizione il museo è un luogo che genera e comunica cultura, proprio per questo c’è bisogno di personale adeguato e specificatamente formato, presente stabilmente in tutti i luoghi di interesse culturale che intessa relazioni con i pubblici e che riesca a rendere piacevole la conoscenza e l’incontro con la cultura. L’altra grande e annosa criticità è rappresentata ancora dalla disparità di trattamento tra i titoli conseguiti nelle università statali e i diplomi accademici anche se i programmi e i crediti formativi sono identici. Il diploma accademico di I livello comprende 3 anni di studio per un totale di 180 crediti e il diploma accademico di II livello prevede 2 anni di studio per 120 crediti, tesi compresa (in alcuni casi 132 crediti). Discrepanza che viene ribadita anche nei concorsi pubblici dove, di frequente, non compaiono tra i requisiti richiesti i titoli accademici. Dietro questo sollecitato c’è un fermento di giovani, una miriade di curriculum vitae e di laureati in questo specifico settore che aspettano un riconoscimento legale e una equipollenza, tra i diversi titoli di studio, definitiva. Ci auguriamo di non dover subire più discrepanze tra le varie professioni dei beni culturali, disomogeneità di trattamenti e che venga garantita l’apertura ai vari concorsi pubblici all’importante professione dei mediatori culturali museali che per negligenza, da anni, non viene conosciuta e riconosciuta.

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