Lettera al Ministro e all’Onorevole Marcucci sul concorso dei 500

Abbiamo inviato la seguente lettera per esprimere il nostro punto di vista sul bando dei 500 e per avanzare le nostre richieste al Ministero e alla Commissione Cultura del Senato.

Al Ministro  dei Beni e delle attività culturali e del turismo
Dario Franceschini
Al  Senatore e Presidente della Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali
Andrea  Marcucci

Onorevoli Ministro e Senatore,

a scrivere questa lettera siamo noi, i giovani di Mi Riconosci? Sono un professionista dei Beni Culturali, una campagna sull’accesso alle professioni dei Beni Culturali, sulla valorizzazione e riqualificazione dei titoli di studio del settore promossa da studenti, lavoratori, ricercatori, e persone in cerca di occupazione.

Da tempo ci battiamo per il riconoscimento delle figure professionali operanti nell’ambito della tutela e valorizzazione del patrimonio, insieme ad altre associazioni, enti e organizzazioni.
Ci rivolgiamo a Voi per poter arrivare direttamente al punto di una questione, che ci appare alquanto urgente: è stato emanata in data 24 marzo 2016 la “Disciplina della procedura di selezione pubblica per l’assunzione di 500 funzionari presso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, ai sensi dell’articolo 1, comma 328 e seguenti, della legge 28 dicembre 2015, n. 208”, firmato dai ministri Franceschini e Madia.

Abbiamo espresso alcune nostre perplessità in merito nell’articolo “DM sul concorso dei 500, un Ministero confuso?”, pubblicato sul nostro sito internet il 29 marzo.

In particolare ci siamo soffermati sulle figure professionali di cui viene fatta menzione nel bando di concorso, ossia: antropologo, archeologo, architetto, archivista, bibliotecario, demoetnoantropologo, promozione e comunicazione, restauratore, storico dell’arte. Come appare evidente mancano gli esperti di tecnologia e scienza applicata ai beni culturali, i cosiddetti diagnosti. Totalmente ignorati e dimenticati, nonostante siano una figura fondamentale per la tutela e lo studio del patrimonio, nonostante siano inclusi nella legge 110/2014 che aveva riconosciuto le figure professionali del settore: legge che, evidentemente, stenta a trovare una reale applicazione. Non è difatti concepibile considerare le analisi diagnostiche come uno strumento accessorio durante o a conclusione di un restauro, in quanto rappresentano un supporto necessario in una fase preliminare di progettazione di un corretto restauro e in uno studio completo delle opere o dei reperti archeologici.

Il mancato riconoscimento pratico di tale figura diventa ancor più grave se questo modus operandi di ricerca e restauro viene promosso da istituzioni ministeriali che dovrebbero fungere da esempio paradigmatico sulle corrette procedure da seguire nello studio, nella conservazione e nella valorizzazione del nostro patrimonio.

Sono presenti i profili professionali, distinti, di demoetnoantropologo e antropologo, che rischiano di diventare un pericoloso “doppio” della stessa figura (la preparazione richiesta è infatti la stessa), mentre mancano gli antropologi fisici, anch’essi contenuti nella legge 110/2014 e anch’essi dimenticati e ignorati nel presente concorso.

Inoltre, come riportiamo nel nostro articolo, anche i requisiti richiesti per l’accesso ai bandi di concorso, suscitano alcune perplessità nella loro poca uniformità: si dimenticano i diplomi delle SAF per i restauratori, si ignorano i Master di I livello richiedendo come titolo minimo per la partecipazione la Scuola di Specializzazione, il Dottorato o i Master di II livello (che, nel settore, si contano sulle dita di una mano); non viene richiesta ad Archivisti e Bibliotecari la Laurea Magistrale in Archivistica e Biblioteconomia, non viene neppure menzionata (mentre per tutte le altre professioni si chiede Laurea Magistrale specifica e Scuola di Specializzazione, o Laurea Magistrale generica e Scuola di Specializzazione specifica); per il profilo di promozione e comunicazione (unico caso tra tutti) si prevede che la formazione possa essere sostituita da “36 mesi si esperienza professionale nel medesimo profilo”. Una serie enorme di difformità.

Tutto questo risulta assolutamente inaccettabile, e Vi invitiamo a rivedere la situazione, sulla scorta di quanto scritto, prima di emanare i bandi ufficiali di selezione per ciascuna categoria.
Non possiamo nascondere la nostra rabbia e indignazione dinanzi a quanto letto nel decreto, ci auguriamo per questo che:

  • Il diagnosta venga inserito all’interno del bando di selezione.
  • I requisiti vengano rivisti e riscritti, in modo da utilizzare i vari titoli post-laurea e l’esperienza professionale specifica come punteggi aggiuntivi, dunque con funzione premiante e non escludente in partenza.
  • Si rivedano i requisiti richiesti, facendo attenzione ai reali percorsi formativi presenti nel Paese, e nei bandi di assunzione relativi a ciascuna professione vengano prese in considerazione tutte le classi di laurea esistenti in Italia che riguardano il modo dei Beni Culturali, in modo che non vi sia arbitrarietà nella selezione del personale, e che tutti abbiano le stesse opportunità di presentare la propria candidatura.

 

Ci auguriamo infine che questi errori siano stati delle “sviste” del Ministero, e che non vi sia stata alcuna intenzionalità nell’escludere dal bando tanta gente che, dopo anni di sacrifici, rischia di non veder riconosciuta, per l’ennesima volta, la propria formazione.

Perché, se così non fosse, il Ministero dovrebbe farsi carico di un senso di frustrazione che cresce sempre di più negli animi della gente, e questo, gentile Ministro e gentile Senatore, rischia di generare ancor più scollamento tra cittadini e istituzioni, oltre ad una forte rabbia anche nei confronti di un concorso per l’assunzione di 500 persone a tempo indeterminato.

Attendendo fiduciosamente riscontro, salutiamo cordialmente.

Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali

La nostra lettera di richiesta è aperta alle sottoscrizioni di singoli, associazioni e istituzioni. Per sottoscrivere inviare una mail all’indirizzo: miriconosci.beniculturali@gmail.com

 

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