Massima qualità, minima tutela: le assunzioni Mibact al tempo della crisi.

Massima qualità, minima tutela: le assunzioni Mibact al tempo della crisi.

A soli tre giorni dal Natale il Mibact ha piazzato sotto l’albero il suo regalo per il 2016, una nuova chiamata (http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1450860876753_BANDO_ESPERTI.pdf) per professionisti da collocare nei settori “in emergenza” degli “istituti e luoghi della cultura statali”. Una chiamata stavolta ben retribuita (Area III posizione economica F1), ma di breve durata, solo 9 mesi senza obbligo di rinnovo contrattuale.

Potremmo spendere meglio i nostri soldi pubblici? La risposta non può non essere positiva. Di fronte a un sistema di tutela e valorizzazione del territorio, del paesaggio e dei beni culturali mobili e immobili sempre più carente di personale, ad un turn over bloccato e alla necessità di svolgere i lavori minimi di tutela costantemente in regime di massima urgenza (figuriamoci tutti gli altri progetti), la scelta più assennata sarebbe una revisione completa del sistema delle assunzioni e dei criteri di selezione del personale, e stavolta non a costo zero come gli Esecutivi hanno sempre imposto a questo Ministero. Quello che ci ritroviamo è il solito bando di emergenza. Quando la coperta è troppo lisa, è inutile continuare a rattopparla.

 

Ma è quando si enunciano i requisiti richiesti che l’iniquità raggiunge il suo culmine: all’età non superiore ai quarant’anni, al diploma di laurea magistrale (o specialistico o di vecchio ordinamento) nell’ambito delle discipline dei beni culturali e paesaggistici, si aggiungono la richiesta di un diploma rilasciato dalle Scuole di Specializzazione e/o dottorato di ricerca e/o master di secondo livello, e  infine una “comprovata esperienza professionale “ non inferiore a tre anni. Siamo in linea con il trend degli ultimi anni; del resto la storia delle assunzioni Mibact è costellata di eccessi, si è passati dalle ope legis degli anni ‘80, uno dei livelli più bassi mai raggiunti dalle pubbliche amministrazioni,  alla plurititolatura dei giorni nostri. Ancora una volta è evidente quanto siano necessari requisiti condivisi, chiari e vincolanti, diversi per ciascun grado della professione, come noi (allo stesso modo di altre associazioni) chiediamo nel nostro documento programmatico: della scrittura di tali requisiti avrebbe dovuto occuparsene il Mibact, entro febbario 2015, secondo la legge 110/2014. E invece nulla è stato fatto e ad ogni bando c’è una sorpresa diversa.

 

Non possiamo accettare ancora la richiesta di un dottorato per una mansione di funzionario base, peraltro con contratto a decadenza pressoché immediata; o in alternativa, due anni di Scuola di Specializzazione -in aggiunta alla laurea triennale e magistrale- che sappiamo avere costi onerosi, inaccessibili a molti (si veda il nostro documento), e che spesso oltretutto non offrono la preparazione professionalizzante promessa. In questo modo non si potranno costruire nè vere professionalità, nè le condizioni per una buona tutela o valorizzazione, tantomeno pensare di portare l’innovazione di cui il settore e il Paese hanno bisogno.

 

É questo il massimo che il Mibact è capace di offrire? Brevi impieghi a tempo determinato per persone ultraspecializzate? Questo non è il sistema che vogliamo a governare la Bellezza del nostro Paese. Da un Ministero ci si deve aspettare molto di più, una visione lungimirante e una riforma strutturale dell’impiego nel settore. Non siamo certo disposti a studiare e formarci sette anni o più, e a lavorare altri anni ancora, per poter avere un ruolo di “funzionario base”. Si tratta, come spesso accade, dell’ennesimo bando di assunzione denigrante e per nulla in grado di stimolare la crescita del settore, nè tantomeno dei professionisti. Noi non ci stiamo.

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